Fabio Ficcadenti Kasì 2026

Il peso (scelto) di portare avanti la musica

Questo articolo non sarebbe dovuto uscire a Giugno. Poi non sarebbe dovuto uscire a Luglio. Poi non sarebbe dovuto uscire ad Agosto. Poi non sarebbe dovuto uscire a Settembre, Ottobre, Novembre…

Perché non sopporto lamentarmi senza avere soluzioni in mano. E perché speravo che le cose si risolvessero. Speravo che ognuno mantenesse almeno una piccola parte delle promesse fatte.

Perché se mi dici che fai una cosa, poi io ci conto su quella cosa. Mi aspetto che quella cosa venga fatta. E mi regolo di conseguenza.

Invece no. Non è successo.

E ora siamo qui. E lo scriviamo.


Per chi non lo sapesse, i BEIK hanno una casa. Non è un bel locale in centro con il parquet e i pannelli fonoassorbenti nuovi. È un capannone industriale. Una fabbrica metalmeccanica che ai tempi d’oro dava da mangiare a più di venti famiglie. Oggi i dipendenti non ci sono. Ne vedi ogni tanto uno con contratto a chiamata, quando proprio è necessario. Ed ogni volta è diverso. Evidentemente le parti ogni volta non si trovano bene.

Il proprietario, per coprire il mutuo di un capannone che ormai non produce più niente, ha iniziato a subaffittare frazionamenti. Noi siamo in uno di quei pezzi. Trenta metri quadri dichiarati, in realtà meno. Ci siamo entrati io, con la mia vecchia band, e altri musicisti. Ci abbiamo messo su una sala prove, poi uno studio di registrazione. È nata un’associazione culturale.

È durata poco. Perché uno dei membri, che su migliaia di euro di attrezzatura aveva contribuito con quaranta euro scarsi (una patchbay della Behringer da 50€, per la cronaca), ha iniziato a usare gli strumenti comuni per progetti personali. Senza redistribuire niente, come da accordi. In pratica ci rubava i soldi. E da lì, una volta accortisi della cosa, la fiducia di tutti quanti nel progetto è iniziata a scemare.

Defezione dopo defezione sono rimasto da solo. E mi sono accollato l’affitto, per tigna, per non darla vinta a chi diceva che lo studio sarebbe stato fallimentare, per avere un posticino speciale dove sfogare la mia creatività.

Lo studio è diventato lo studio dei BEIK. È qui che proviamo, che scriviamo, che raccontiamo la provincia, le nostre vite, le nostre vite nella nostra provincia.

E qui, negli anni, è successo di tutto. Anche un festival strafregno fatto due anni fa qui nel parcheggio 😛


Il condominio della disperazione

Il capannone è diventato un ecosistema. Un condominio orizzontale di anime perse, ognuna con la sua storia.

Tante persone hanno preso un frazionamento per un po’ e poi sono andate via per un motivo o l’altro.

Durante il covid, un gruppo di ragazzi simpaticissimi ha preso una stanza di circa 50metri quadrati. Ufficialmente non so cosa facessero, ufficiosamente giocavano a D&D di nascosto, in barba alle restrizioni. Sono rimasti anche dopo. Almeno loro non rompevano.

Poi c’è la tribute band dei Nomadi. Loro suonano, ok. Non danno fastidio.

Poi ci sono loro. I vicini che vorresti non esistessero.

Un’impresa di pulizie. Gestita da un branco di cafoni cocainomani che non sanno fare altro che pulire cessi. E forse nemmeno quello. Infatti, il bagno, che secondo i primi accordi doveva essere solo mio, è stato dato anche agli altri. E quelli dell’impresa di pulizie, finita la carta igienica (che era mia), hanno ben pensato di pulirsi il culo con la ceramica del water. Indovina chi ha dovuto pulire quella merda? Io. Come tutte le volte che loro hanno lerciato il bagno ma mai, dico mai, pulito.

Prepotenti. Hanno monopolizzato il parcheggio. Non potevo più parcheggiare davanti al mio stesso studio. Il proprietario: “Ora risolviamo”. Non ha mai risolto.

Problemi con l’impianto elettrico. Il proprietario: “Ora risolviamo”. Non ha mai risolto.

In compenso, veniva a chiedermi l’affitto in anticipo. Perché a quanto pare ero l’unico che pagava puntuale.

Poi, dopo tutto questo, è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

L’anno scorso sono stato molto male. Un mese intero ricoverato in ospedale. Un mese in cui ho pagato l’affitto puntuale, nonostante non abbia messo piede nemmeno per trenta secondi in quello studio. Esco, torno al mio studio, e scopro che nel frattempo hanno affittato il frazionamento confinante a un laboratorio metalmeccanico.

Puoi insonorizzare quanto vuoi. Ma se il muro trema, trema. E noi abbiamo migliaia di euro di outboard, di microfoni, di preamplificatori. Sai cosa registri, se trema il muro? Il muro che trema.

Eppure, con tutto questo, il disco l’abbiamo chiuso. Aspettando pazientemente le pause dei lavoratori o la notte inoltrata per registrare i take che mancavano.

Per le prove, invece, se i torni e le frese fanno casino, noi alziamo il volume e facciamo più casino.

Il proprietario si giustificava: “Eh ma un mese e se ne vanno”. SPOILER: dopo tredici mesi sono ancora lì.

“Eh ma nei weekend non lavorano”. Noi l’affitto lo paghiamo per tutto il mese. Ed anche fosse una motivazione lecita (e non lo è), nei weekend, a quanto pare, lavorano pure e fanno anche parecchio casino rendendo lo studio inutilizzabile.

E io, che nutro il più profondo rispetto per chi si fa il culo, week end inclusi, per sbarcare il lunario, una volta gli ho detto: “Sono supercomprensivo, non mi permetterei mai di dare addosso a dei ragazzi che lavorano, che si fanno il culo. Io ce l’ho con te. Che per risparmiare due spicci necessari a un nuovo frazionamento, non hai esitato a metterli accanto al mio studio. Nonostante sapessi dell’attività che viene fatta qui da dieci anni e che ogni mese ti frutta i soldi dell’affitto. La colpa è tua, non loro.”


La promessa

Dopo due mesi così, mi chiama il proprietario.

“Ohi Ja, ci sono questi ragazzi che hanno una band e vogliono una sala prove, li conosci? Sono affidabili?”

Tolto il fatto che uno di loro o della loro compagnia si è messo con una mia ex e da allora non mi salutano più…

“Sì, sono affidabili. Puoi lasciargli la mia sala volendo. Tanto a dicembre me ne vado.”

Lui: “Ma come, te ne vai???”

Avevo trovato una location li vicino. All’asta. Mi trattenne un ora al telefono, mi chiese di parlare a voce di persona, mi convinse a rimanere, mi disse che mi avrebbe procurato un nuovo frazionamento che avrei avuto un bagno personale che mi avrebbe messo nell’angolo opposto rispetto a dove si trovava il laboratorio metalmeccanico, lontano dai macchinari e dai rumori. 10 metri quadrati in più, stesso prezzo.

Era settembre 2025. Mi disse: “Tre mesi e è pronto. A gennaio ti trasferisci”.

Ci ho contato. Mi sono regolato di conseguenza. Ho rimandato tutto, ho aspettato, ho sopportato ancora, convinto che a gennaio sarei stato altrove.

Ogni mese chiedeva l’affitto e aveva una scusa nuova per non aver iniziato i lavori.

Siamo a luglio 2026. Lavori nemmeno iniziati….


Ma noi suoniamo lo stesso

Se ripenso a tutto, il capannone che fu una fabbrica, l’associazione fallita per la fiducia tradita per due spicci in più che non ti cambiano la vita di certo, il covid, l’affitto pagato da solo per tigna, la merda metaforica ingoiata negli anni e letterale pulita sul water dello studio, il ricovero in ospedale e l’affitto pagato comunque, il muro che trema, le promesse non mantenute, mi viene da chiedermi: ne vale la pena?

Poi arriva la sera di un concerto. Vedo chi canta le nostre parole, chi non le canta ma è lì e dopo il live scopri che ha iniziato a seguirti sui social per esserti vicino in questo percorso, qualcun altro che dopo il live viene a dirmi: “Quel pezzo mi ha fatto stare bene”.

E allora sì, forse ne vale la pena.

Il disco l’abbiamo chiuso, aspettando pazientemente le pause dei lavoratori o la notte inoltrata per registrare i take che mancavano, ma l’abbiamo chiuso.
Per le prove, invece, se i torni e le frese fanno casino, noi alziamo il volume e facciamo più casino.

Direi che, date le condizioni, siamo abbastanza rodati, affamati e incazzati per fare i live.

E quest’estate saremo in giro. Tanto.

Vi aspettiamo quest’estate per condividere con noi un pezzo della nostra storia (ci ficco pure date passate perché mi piace tirarmela e far vedere che suono tanto :P).

1 Giugno – Kasì Bar | Castel di Lama (AP)
Siamo partiti praticamente da casa. Il Kasì Bar è un posto che conosciamo, dove abbiamo già suonato e dove ci hanno sempre trattato bene. Un debutto estivo tra amici, per scaldare i motori.

20 Giugno – Revolution Fest | Fermo
Un festival. Quelli dove suonano tante band, dove c’è aria di qualcosa di più grande. Fermo ci ha sempre accolto bene, e tornare per un festival è una bella sensazione.

21 Giugno – Terre Alte in Festa | Montefalcone Appennino (FM)
Il nome dice tutto. Terre alte. L’Appennino. Suonare in posti così, tra montagne e gente che si sposta per la musica, ha un sapore diverso. Più vero…. ci siamo divertiti un botto, abbiamo mangiato e bevuto di più.

5 Luglio – Cerreto Chiama | Venarotta (AP)
Cerreto è uno di quei posti dove la musica la senti nell’aria, e il pubblico sa ascoltare. Non vediamo l’ora.

17 Luglio – Guazza Festival | Comunanza (AP)
Guazza. Il nome è già una promessa. Festival, energia, notte. Ci siamo già stati e sappiamo com’è: si suona e si sta bene. Preparate il fegato e portatevi l’amico sobrio che funge da autista.

25 Luglio – Peppe lu B’rri | Valle Castellana (TE)
Questo posto ha un nome che è già una storia. Peppe lu B’rri. Un locale, un personaggio, un pezzo di Abruzzo che non vediamo l’ora di farvi scoprire. Prima volta qui, e si sente l’emozione.

1 Agosto – Love Bombing Sotto le Cascate | Forcella – Roccafluvione (AP)
Love Bombing. Sotto le cascate. Il nome più bello dell’estate, il posto più bello dell’estate. Suonare lì, con l’acqua che scorre e la gente che si riunisce, è una di quelle cose per cui vale la pena di sopportare tutto il resto.

21 o 22 Agosto – (FORSE)
Tenetevi pronti. Ancora non lo sappiamo, ma qualcosa bolle in pentola. Seguiteci, vi faremo sapere.

5 Settembre – Anagramma 2.0 | Ascoli Piceno
Si chiude l’estate ad Ascoli. Anagramma 2.0 è un evento che cresce, e chiudere lì la stagione è il modo giusto per farlo. Con la città che ritorna viva dopo l’estate e la musica che non si ferma mai.

Ci vediamo lì.


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